La scuola italiana va male perché gli insegnanti non sono rispettati e la colpa è della Montessori, dice Radio 24.    Sembra che la  Confindustria abbia fatto una scelta di campo ed auspichi il ritorno alla scuola di Giovanni Gentile.  Parliamone.

Il Sole 24 ore è il giornale portavoce dei grandi industriali italiani e Radio 24 ne è il suo frattale.  Ebbene il giorno 7 marzo 2017, tra le 9 e le 10 del mattino, ascoltavo questo canale radio mentre mi recavo al lavoro e mi è venuta l’idea di scriverci  sopra questo articolo, che pubblico qui sotto.

E’ diverso tempo che Radio 24 tratta di scuola e martedì 7 ad occuparsene era Giovanni Minoli, giornalista che apprezzo per le sue interviste a personalità storiche e per il suo modo di trattare radiofonicamente e televisivamente temi culturali importanti.  Con lui in studio c’era Mario Bechis, un altro giornalista simpatico e intelligente nonostante le sue posizioni politiche (fu uno di quelli che sostenne che Berlusconi proteggeva Ruby convinto che fosse la nipote di Mubarak).

Comunque il tema era la scuola, e più precisamente la questione educativa dentro la scuola, un tema che mi interessa ed appassiona.

 

Avendo però di questa radio già ascoltato altre trasmissioni, immaginavo che il suo leitmotiv sarebbe stato anche questa volta “il ruolo docente che non viene rispettato dalle famiglie che oggi  proteggono troppo i loro figli e la scuola che va in crisi anche per questo, e bla bla bla”, pertanto avrei sicuramente girato canale se non fosse stato per l’annuncio che nella trasmissione sarebbe intervenuto il Pedagogista Daniele Novara. Bloccai  perciò il dito che era già sul tasto di selezione e pensai “però, c’è Novara, vuoi vedere che questa volta a radio 24 cambiano registro“?   Poi a condurre c’era Minoli, che é persona seria e questo mi faceva sperare che non ci si sarebbe comportati come pochi giorni prima  fece una altro conduttore, il noto Walter Giannino, che insieme ai suoi ospiti, immagino appositamente scelti, si è scagliato contro il pedagogista Maurizio Parodi, portavoce della lodevole campagna “basta compiti nella scuola dell’obbligo”. Uno che si sta dannando la vita per portare la scuola italiana più vicina agli standard dei paesi del nord Europa, qualitativamente i più elevati del mondo (ricerca OCSE-PISA  pubblicata in ottobre 2014).

 

L’incipit della trasmissione fu la famosa lettera dei 600 docenti universitari, nella quale si lamenta il fatto che gli studenti di oggi non saprebbero più scrivere in italiano, motivo per cui in studio era presente uno di loro, tal prof. Claudio Giunta, docente di letteratura a Trento.

Quella dei 600 é una lettera che ebbi già modo di criticare per la totale mancanza di dati  (ad esempio il campionamento usato, i dati sperimentali, una ricerca sistematica), per essere basata sulla pura opinione personale degli scriventi e per una curiosa inversione delle responsabilità, considerato che  i docenti dei gradi inferiori, che formano i ragazzi che accedono alle università, è proprio dalle Università che vengono a loro volta formati.   

A causa di questa lettera i media ci hanno giài abbondantemente seppelliti di luoghi comuni  nei mesi scorsi, fino alla noia, anche se va detto che qualche buona avversa reazione si è pure avuta, essa pure proveniente dall'ambito universitario.

 

Questa volta però si intuiva che il programma voleva viaggiare  più in alto. In  sostanza la questione che si poneva era: “cosa sta accadendo alla scuola italiana, perché essa non ha più la centralità educativa di una volta e soprattutto, perché è in crisi” ?  

Finalmente”, pensai, fiducioso che questa volta si cominciassero a mettere in fila i cambiamenti sociali degli ultimi 50 anni a cui la scuola non ha saputo adeguarsi, oppure che della scuola si evidenziassero le gravi carenze organizzative, ad esempio per quanto riguarda la  formazione,  la selezione e il numero del personale docente.  Sarebbero temi di pertinenza di una radio che ha come struttura portante l’economia e che per questo dovrebbe essere avvezza al far di conto ed all'osservazione empirica della realtà, ma la speranza sfumò presto quando, dopo una veloce intervista telefonica al pedagogista Novara, registrata e non in diretta, praticamente inascoltata e probabilmente neppure capita, si è fatto altro.

  

Del discorso di Novara era rimasto in studio solo l’eco del nome "Montessori", evidentemente fastidioso, e i conduttori vollero a quel nome contrapporre un altro nome, rivelando finalmente la prospettiva del loro sguardo e della stessa radio: la nostalgia per il modello pedagogico di Giovanni Gentile, il filosofo fascista ucciso dai partigiani alla fine della guerra. 

 

Ed è qui che la trasmissione cominciò ad infilare una dopo l’altra  delle perle di ragionamento, per altro prive di contraddittorio, che definirle paradossali è persino un eufemismo.  Il prof. Giunta, docente di letteratura dicevo e non pedagogista, arrivò persino a sostenere che la responsabilità della crisi della scuola italiana sia da addebitare proprio all'eredità culturale di Maria Montessori.

 

Insomma costoro, anziché rilevare o almeno riconoscere, che in Italia la Montessori è praticamente una sconosciuta * e che diversamente il suo metodo è applicato in modo diffuso in quasi tutto il mondo avanzato. Invece di prendere atto che proprio i paesi che della Montessori hanno adottato spirito e pratica (Finlandia, Danimarca, Canada, Australia) sono in testa nelle graduatorie internazionali sull'efficacia dell'insegnamento (graduatorie ricavate da ricerche rigorosissime operate su milioni di studenti).   Anziché rilevare che l’Italia, che le ha dato nascita ma che non considera il suo metodo, è invece agli ultimi posti delle stesse graduatorie (tra l’altro con costi economici pesanti per l'intera società). Invece di fare questo...paradossalmente la si incolpa del fallimento scolastico.

 

Così in questa trasmissione, esattamente come nella lettera dei 600,  si invertivano le responsabilità, e si sosteneva che, a causa dell'influenza del pensiero montessoriano, oggi la scuola non sarebbe più capace di punire (leggi: bocciare, redarguire, espellere, selezionare, obbligare, intimorire, valutare, eccetera) e non sarebbe più in grado di reggere il conflitto....coi giovani viziati e con le famiglie  iper-protettive, ovviamente.

Nonostante questa sia una visione piuttosto popolare, questa interpretazione non regge ad alcuna validazione di carattere scientifico e ad alcuna comparazione internazionale dei sistemi scolastici.  Prendere atto di questo non è difficile dato che le ricerche sono pubbliche e disponibili alla visione di tutti gli interessati.

 

E come si uscirebbe quindi dalla “crisi della scuola” secondo Minoli**, Bechis, Giunta e Giannino, e per bocca loro secondo la Confindustria? 

Non partendo  da un’analisi sociale e scolastica basata su dati, su categorie scientifiche e sociologiche inoppugnabili.  Non imparando dalla buone prassi degli altri paesi.  Nient’affatto.

La soluzione per loro starebbe nel ritorno all'autorità, alla centralità del docente, il quale deve avere il coraggio ed assumersi la responsabilità di bocciare fin dalle scuole elementari.

La loro proposta é in effetti coerente con l’idea del filosofo fascista Gentile, per il quale la selezione dei migliori va fatta fin da piccoli ed è necessaria, perché  “c’è chi nasce per la penna e c’è chi nasce per l’aratro”. Per lui l’insegnante é insindacabile e deve essere rispettato, non per la sua capacità di insegnare ed appassionare gli allievi, ma proprio in quanto figura che incarna il senso dello Stato, e insieme del sapere e della spiritualità: una visione questa, che se aveva un qualche senso negli anni ’30, quando un quarto della popolazione italiana era quasi analfabeta, oggi risulta quantomeno anacronistica. 

 

Ora sappiamo quale è la visione sociale della grande industria italiana, di una borghesia nazionale che potrebbe avere, almeno per quanto riguarda la scuola, ancora una funzione progressiva e liberale.   Se la classe dominante ha questa cultura, figuriamoci quale possa essere quella delle classi non dominanti, che da essa ne sono inevitabilmente influenzate, della classe politica. 

“La cultura dominante è sempre quella della classe dominante”, diceva il vecchio Marx.

 

E’ dunque possibile che la crisi, non solo della scuola, ma dell’intera società italiana,  possa essere spiegata (anche) con la cultura propria di  una borghesia nazionale reazionaria e nostalgica, che non si è aggiornata in quanto, anziché innovare ed aggiornarsi per competere, come hanno fatto le altre borghesie nazionali, ha vissuto di sostegno statale, di esportazioni favorite dall'inflazione ed ha usufruito dei benefici della corruzione, diffusa  a piene mani nel sottobosco politico del sistema parlamentare.  

 

Gianfranco Morciano



 

NOTE

 

La Montessori in Italia, per i più è conosciuta solo per la sua effige stampata sulle vecchie banconote da “mille lire” e probabilmente per le numerose scuole che le sono dedicate sul territorio nazionale, senza però che all'interno di esse se ne applichino in alcun modo il metodo o semplicemente lo spirito. L’incoerenza tra il nome della scuola e il metodo didattico ivi esercitato, riguarda numerosi altri nostri insigni riformatori della scuola, un esempio per tutti è Don Milani, quello di “lettera a una professoressa”, che nessuna professoressa delle scuole ad esso nominate ha probabilmente mai letto.

 

**Per la verità Minoli, in fine trasmissione e forse percependo che si  era andati troppo oltre misura, ha accennato ad un timido “però dai, bisogna ammettere che  la Montessori ha almeno contribuito a far uscire la scuola da un eccesso di autoritarismo”. Come dire “sì è dannosa, ma almeno a questo è servita”, si consoli Minoli, ad attenuare un poco l’autoritarismo è stata la Repubblica e non la Montessori, che nella scuola non c’è e non c’è mai stata e che a differenza degli altri paesi industriali, in Italia è ghettizzata dentro agli strettissimi confini di una ormai anacronistica “Opera”.

 

 

 

Maria Montessori, praticamente sconosciuta e inapplicata nella scuola italiana, per radio 24 è la responsabile dell'attuale crisi della scuola italiana. 

LINK della trasmissione commentata:

 

http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/mix24/insegnare-punire-educare-092837-gSLAUIS9EC

 

NEWS:

FEBBRAIO 2015, E' in arrivo IL PRIMO MIO TESTO SULLA COSIDDETTA SINDROME DI TOURETTE, 340 pagine, 520 note, autore Gianfranco Morciano

SETTEMBRE 2011 lasciato Centro Walden di Segrate

Settembre 2011

Per incompatibilità etica con i metodi di gestione della cooperativa Mosaico Servizi comunico di aver lasciato la supervisione e la direzione del centro  di Segrate, centro che pur ho fondato. Gli interessati possono scrivermi nella messaggista di questo sito.

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