PAGINA ANCORA in scrittura al 25.01.2010

QUANDO IL TEORICO E' IGNORANTE DEL PRATICO

 

 

"E' assurdo che la scuola italiana persegua di fatto un processo educativo che tende ad estraniare la maggior parte degli studenti dal lavoro pratico, un'attività preziosa non solo in sè ma per quello che dà di stimoli effettivi allo sviluppo di capacità intellettuali"

                                                       Rapporto CENSIS  1974

L'INTELLETTUALISMO IN CATTEDRA: una lettura sociologica

Nella analisi storica marxiana la divisione tra lavoro intellettuale e lavoro manuale si impone nella società capitalista in funzione del suo sviluppo: da una parte i salariati sempre più schiacciati sulla macchina ed il lavoro, perciò alienati nella loro natura umana, dall'altra la classe possidente che ha necessità di controllare e capire i processi e che per questo é destinata ad alienare sempre più da sè il lavoro manuale vero e proprio ed in questo processo essa avrebbe sempre più assunto alcune caratteristiche di quella che fu la classe nobiliare di cui aveva determinato il superamento, con la conseguenza di una minoranza di pensatori e cultori dello spirito a cui si contrappone la parte maggiore della popolazione costretta ad impegnare la maggior parte del suo tempo nel procacciamento dei beni essenziali all'esistenza (lavoro, cibo, casa, eccetera).

Per Marx uno degli effetti della sua auspicata rivoluzione sociale avrebbe dovuto essere proprio il ricongiugimento tra lavoro manuale e lavoro intellettuale, essendo questa divisione irriducibile nel sistema di produzione capitalista.

 Nel periodo della cosidetta "contestazione studentesca" (1966-1975 ca) una spinta di aggiornamento (necessario) della società produsse un movimento, nella sua sostanza piccolo borghese, che sembrava determinato a superare le discrasie e le incongruenze della società capitalista senza  pagare lo scotto di una vera rivoluzione sociale, che se non é di classe non è. Imitando e scimmiottando una rivoluzione vera che non avrebbe potuto esserci si é così assistito a passaggi di questo movimento che andavano dal ridicolo alla tragedia, dalla vigliaccheria alla generosità, dalle grandi aspirazioni al minimalismo. 

 

Fin tanto che "i rivoluzionari" si agitarono nelle piazze la ricaduta delle loro idee nella scuola fu limitata ad azioni di disturbo, senza canbiamenti sostanziali della scuola. Essa invece cominciò realmente a cambiare solo quando i protagonisti di quella stagione, sconfitti nelle loro speranze di essere protagonisti di un cambiamento sociale radicale, pensarono di riversare nella scuola le loro aspirazioni di innovatori, non distruggendola in quanto parte di un sistema di potere (come voleva il pensiero marxiano), ma andandovi ad insegnare.  Arrivarono nella scuola, arrivammo nella scuola, un poco per dare continuità all'impegno sociale ma molto perché facenti parte di quella massa di disoccupati intellettuali che la scuola di massa aveva prodotto e che cercava un posto di lavoro possibilmente non manuale.

 

L'arrivo di questa massa di nuovi insegnanti fu già cambiamento in sè determinando nei fatti la trasformazione della scuola da fucina del sapere funzionale alla riproduzione di competenze (e ruoli sociali) a risposta occupazionale per giovani intellettuali idealisti  con bisogno di rivalsa. La scuola a tutti i livelli fu investita da un'ondata di ideologismo, che ebbe vita breve certo, ma che ha lasciato in eredità diversi fattori. 

Numerosi problemi della scuola di oggi sono ancora imputabili a quel processo: la scuola ad esempio é ancora in gran parte una risposta alla disoccupazione intellettuale (questa volta in assenza di aspirazioni rivoluzionarie e/o con nuove ideologie) e vede un continuo proliferare di corsi e di sedi che spesso hanno un numero di docenti superiore a quello degli stessi studenti; senza spinta ideologica poi, accade che molti insegnanti, vivendo la loro professione come un ripiego assistito (poca paga in cambio di poco impegno),  non si applicano nell'aggiornamento didattico e nell'acquisizione di metodi di insegnamento, un po' perché insegnare non era una loro aspirazione esistenziale e un po' perché non provano nei confronti dell'utenza quel senso di "missione" che era invece caratteristica culturale degli insegnanti di vecchia tradizione.  Roba da rimpiangere non solo costoro ma persino i furori ideologici dei post sessantottini  nei quali per lo meno l'alunno era visto come il soggetto da educare ai fini di quella coscienza sociale che avrebbe dovuto trasformare il mondo.

 

LA RICADUTA DIDATTICA DELL'INTELLETTUALISMO

Il prezzo più alto di questa trasformazione lo pagano gli alunni della scuola dell'obbligo dove (immagino per compensazione esistenziale) gli "intellettuali disoccupati-occupati"  hanno progressivamente reso gli insegnamenti una pratica sempre più astratta e  cervellotica, la quale anziché preoccuparsi di dare strutture cognitive elementari e ben discriminate entro le quali collocare e dare senso ai nuovi saperi é diventata sempre più complessa e nozionistica, quasi come se un insegnante di scuola materna si vergognasse di essere tale e quindi vada scimmiottando la didattica del maestro elementare, questo a sua volta quello delle medie e quasi che l'insegnante delle medie vada proponendo insegnamenti nozionistici degni della scuola superiore e persino a volte dell'Università.

IL risultato é che gli alunni vengono tutti i giorni violentati nei loro processi naturali di sviluppo fisico e cognitivo, nevrotizzati e forzati in apprendimenti non concettualizzati e per lo più mnemonici. Alla stessa logica non sfuggono le scuole superiori e l'Università.

 

-Naturalmente per argomentare sto generalizzando e spero si comprenda che se non faccio nota di stupende esperienze di altra didattica é solo perché questa rimane un'eccezione, relegata a poche scuole spesso sperimentali, che non cambia affatto il fenomeno generale (purtroppo). Per lo stesso motivo non cito singoli insegnanti che per la loro qualità e per loro scelta individuale, spesso isolati nelle loro scuole, non meritano certo di essere inclusi nelle storture della scuola contemporanea- 

 

Un'altra ricaduta concreta dell'intellettualismo fu proprio la scomparsa di alcuni insegnamenti pratici e con loro della cultura...della pratica.

La scuola degli anni '50 e '60 aveva ereditato tutta la cultura dicotomica che fu ottocentesca e poi fascista;   nella ratio della riforma di Giovanni Gentile vi era infatti una scuola per la mente ed una per la mano essendovi appunto, secondo il suo pensiero, chi era nato per la penna e chi per l'aratro. Questa dicotomia la si riscontrava a vari livelli: vi erano ad esempio le scuole superiori per la classe dirigente (per lo più i licei classici) e quelle professionali per i sottoposti (di varia stratificazione), dove si apprendevano lavori manuali; vi era nella scuola dell'obbligo una netta distinzione tra materie intellettuali (innanzi a tutte le "Lettere") e materie pratiche quali ginnastica, artistica, musica e tecnica.

Se nella vecchia scuola dell'obbligo dicotomica, aristocratica ed anche un poco razzista, si prevedeva l'insegnamento di materie pratiche ed alcune di queste avevano persino la possibilità di assurgere a maggiore nobiltà (é il caso della ginnastica attraverso giochi e gare), nella nuova scuola dell'intellettualismo le prime materie ad essere sacrificate furono proprio quelle pratiche dell'attività manuale.  Fu questa a mio parere la prima conseguenza pratica, tragica e paradossale del rivoluzionarismo piccolo borghese italiano nella scuola : se la divisione del lavoro dava più valore a quello intellettuale bastava dunque rendere tutto intellettuale per realizzare l'uguaglianza. Roba da far strappare i capelli nella tomba al vecchio Marx.

 

Facciamo il caso della materia Applicazioni Tecniche prevista per le scuole medie inferiori fin circa il 1980. Questa materia era divisa in due insegnamenti, uno rivolto alle femmine e l'altro ai maschi (per questo ogni classe aveva due insegnanti di tecnica), nella prima si davano lezioni di economia domestica e si esercitavano azioni quali il cucire, accudire bambini e ricamare. Nella seconda si esercitavano competenze di meccanica, si costruivano quadri elettrici e si imparava a piantare chiodi.

Un po' perché la divisione di ruoli tra maschi e femmine veniva giustamente considerata ingiusta, un po' perché il termine "applicazioni" rimandava un'idea troppo subordinata di questa materia (alle altre)...fatto sta che questa materia con l'arrivo degli intellettuali democratici venne trasformata in una più roboante Educazione Tecnica (denominazione che conserva tutt'ora). Sparirono così i laboratori e l'insegnamento divenne come tutti gli altri, cioé teorico ed operato a lezione frontale... non solo, solerti case editrici si preoccuparono subito di stampare (per quelle tre ore settimanali di insegnamento) volumi di Educazione Tecnica con centinaia di pagine...preparando così il terreno per una delle più confuse  categorie di insegnamento scolastico, il quale spazia dal disegno tecnico ala storia della tecnica e della rivoluzione industriale, dalla meccanica e fisica della Biella a Manovella alla componentistica di una centrale nucleare, per non parlare dell'ecologia, degli impianti fotovoltaici e della raccolta differenziata dei rifiuti. Centinaia e centinaia di pagine di tuttologia. 

Alcuni risvolti del cambiamento sconfinarono persino nel ridicolo, ad esempio nel momento del cambiamento di prospettiva, da pratica a teorica, ci si ritrovò che questa materia aveva due insegnanti per classe anziché uno com'era invece per gli altri insegnamenti teorici (sì perché come ho detto vi era un insegnante per le fenmmine ed un altro per i maschi). Si risolse la cosa lasciandone due in contemporanea, giusto per non smentire che la scuola é fatta più per l'occupazione degli insegnanti che per il bene degli alunni. Naturalmente la cosa fu presentata in veste ideologica: giusto per i bambini e per la loro crascita sperimentare la compresenza, tutto sempre per il bene dei bambini...i quali per tre ore settimanali di insegnamento si sono ritrovatoi a dover soddisfare così le aspettative di due insegnanti, avere un nuovo testo su cui studiare per le interrogazioni e i compiti in classe e naturalmente...i compiti, anzi più precisamente per lo studio a casa.

 

Sorte più o meno analoga per le materie artistiche: testi, teoria e studio a casa su quei testi...eh sì perché una materia che non dà compiti e che non ha un testo su cui far studiare, che non fa interrogazioni, insomma che non stressa e non impauirisce abbastanza, che non é abbastanza noiosa, rischia di essere presa sottogamba e poco considerata da allievi e famiglie: se come insegnante non sei temuto non sei nessuno!

 

Non più quindi imparare uno o più strumenti ma storia della musica, non più imparare a dipingere o fare segni ma storia dell'arte. Questi sono indicatori della follia a cui la scuola italiana é giunta. 

Ho un figlio che frequenta la prima media e qualche giorno fa era particolarmente preoccupato per un compito in classe di Educazione Artistica che avrebbe avuto l'indomani (ah bei tempi nei quali noi si considerava queste materie una decantazione dalla fatica, e come le amavamo queste materie!) e mi chiedeva di aiutarlo a studiare. Mi disposi per un aiuto pensando di doverlo aiutare nello studio della storia dell'arte e fu con mia sorpresa che gli vidi tirar fuori un foglio battuto al pc, senza alcuna immagine e con titolo "le tecniche pittoriche". Ero esterefatto, in quel foglio venivano descritte a parole almeno una decina di tecniche pittoriche!!...e con un linguaggio tanto complesso (ed arzigogolato) che neppure a me che un po' di quelle tecniche le pratico veniva da comprendere cosa si volesse dire. Dissi a mio figlio che sicuramente almeno qualcuna di quelle tecniche, almeno l'acquarello o la tempera ad esempio, almeno quelle doveva pur averle fatte in classe per capire quanto lì vi era scritto...invece no, mai toccato un pennello, tutto quello che egli sapeva di quelle tecniche era scritto sul quel foglio, erano quelle parole!

Cose non molto diverse accadono in musica dove ormai suonare uno strumento sembra essere pratica troppo bassa persino per essere nominata, fatta salva per pochi fortunati qualche strimpellata di pochi minuti in tutto l'anno dell'ormai famigerato piffero...evidentemente deve esserci qualche circolare ministeriale che li obbliga perché é evidente che gli insegnanti se potessero...

 

Tutto ciò con buona pace di tutti gli studi pedagogici e di neuro-scienze che evidenziano come le attività pratiche siano indispensabili per la crescita, anche intellettuale, dell'individuo. Con buona pace anche di tutte le indicazioni che provengono dagli specialisti (ed anche dalla normativa) dell'apprendimento che vorrebbero al contrario che fossero gli insegnanti delle materie teoriche ad impegnarsi per renderle pratiche, visibili nelle applicazioni perché i contenuti possano essere ritenuti.

 

-ah, prima che mi dimentichi, per quanto riguarda la scuola di mio figlio Giovanni  devo un encomio all'insegnante del laboratorio di scienze, uno spazio di intelligenza pratica in mezzo a tanto inutile nozionismo, come detto c'é chi si salva- 

 

 

MOVIMENTO, RITMO E MANUALITA' BASI DELLA FUNZIONE INTELLETTIVA, AIUTO E RINFORZO DI TUTTO L'APPRENDIMENTO

 

continua.............   

 

 

 

 

 

 

NEWS:

FEBBRAIO 2015, E' in arrivo IL PRIMO MIO TESTO SULLA COSIDDETTA SINDROME DI TOURETTE, 340 pagine, 520 note, autore Gianfranco Morciano

SETTEMBRE 2011 lasciato Centro Walden di Segrate

Settembre 2011

Per incompatibilità etica con i metodi di gestione della cooperativa Mosaico Servizi comunico di aver lasciato la supervisione e la direzione del centro  di Segrate, centro che pur ho fondato. Gli interessati possono scrivermi nella messaggista di questo sito.

per laureandi
borsa_studio.pdf
Documento Adobe Acrobat 583.9 KB

Siamo su OK La Salute

OK La S. 1.pdf
Documento Adobe Acrobat 1.8 MB
OK LA S. 2.pdf
Documento Adobe Acrobat 941.2 KB
OK La S. 3.pdf
Documento Adobe Acrobat 1.0 MB

il Master post-laurea è sempre aperto a Sorrento

E' sempre attivo presso il Centro Internazionale Carl Delacato e con il Centro per le Neuroscienze dello Sviluppo di Sorrento, il master post-laurea biennale in  Operatore del Neuro-sviluppo sensorio-motorio. Potranno iscriversi laureati in Psicologia, neuro-psico-motricità, Educazione Professionale ed anche altre lauree purché inerenti l'ambito della cura. E' possibile l'ammissione al corso di insegnanti di primo e secondo grado, con preferenza agli addetti alle attività di sostegno.