testo scritto il 18.07.2011

Per uscire dal nozionismo l'INVALSI era una possibilità

Da un po’ di tempo un fantasma si aggira per la scuola italiana, esso genera paura negli insegnanti e per trasmissione anche negli alunni, quel fantasma sono le prove INVALSI. Lo scopo dello strumento era davvero quello di aggiungere prove a prove, stress a stress?

 

Il sistema delle prove INVALSI è adottato dal tutto il sistema scolastico OCSE ed in particolare dell’Unione Europea avendo come scopo principale quello di uniformare gli obiettivi dell’insegnamento per indirizzarlo verso strategie didattiche trasversali atte a favorire processi di logica e di ragionamento; il consesso scientifico internazionale ha infatti riconosciuto alle strategie di problem solving e all’apprendimento della logica un valore didattico superiore al nozionismo (disturbo di cui la scuola italiana è particolarmente affetta), un valore educativo più adeguato ai bisogni della cosiddetta “società della conoscenza”.  Non è un caso che fin dalle prime prove gli alunni italiani si sono trovati nello sconcerto a dover rispondere a quesiti di cui non solo mai avevano trattato nei loro programmi scolastici, ma di cui neppure riuscivano a cogliere senso e linguaggio.     Le prove in questione, pur somministrate agli alunni, avrebbero dovuto inoltre valutare la qualità dell’insegnamento degli istituti e degli interi distretti scolastici, persino del singolo insegnamento, e questo spiega il generalizzato rifiuto dello strumento verificatosi in italia.

 

Questa cosa è bene sottolinearla perché sul tema si è fatta molta disinformazione: le prove INVALSI non avevano lo scopo di valutare i singoli alunni (per questo erano anonime e non facevano media) ma l’istituzione scolastica, non dovevano essere una verifica dell’allievo, ma della scuola attraverso le risposte medie dei suoi frequentatori. Si tratta di un sistema ben validato dalla docimologia e già in uso da anni in diversi sistemi scolastici del mondo.

 

Il rigetto italiano si è manifestato secondo due modalità: la prima con polemiche antiministeriali caratterizzate dal più volgare parlamentarismo, la seconda inducendo il rigetto negli allievi e nelle famiglie passando loro l’idea che le prove fossero in realtà un esame ulteriore, un nuovo carico ed un altro rischio di valutazione … con forme di induzione d’ansia che mai si sono espresse verso esami di ben superiore difficoltà.

 

 Piuttosto che adattare mano a mano la loro didattica agli indirizzi impliciti contenuti nelle prove invalsi, la maggior parte degli insegnanti italiani ha aggiunto quelle nozioni (che paradossalmente nozioni non possono essere) alle altre nozioni, quelle prove agli altri esami. Siamo di fronte ad un'altra occasione di cambiamento e di crescita persa. Un sasso in una palude avrebbe prodotto grosso modo lo stesso risultato.

 

Nel frattempo le prove INVALSI sono divenute esame aggiuntivo alla fine della scuola media inferiore (cosa che non avrebbe dovuto accadere) con tanto di peso sulla media dei voti, con tanto di libro in più da studiare. Insomma lo strumento che doveva cambiare la scuola ha finito per confermarne i connotati, divenendo nozione a sé, ulteriore fonte di stress da studio e apprendimento mnemonico … insomma un’altra conoscenza da detestare.

Peccato.

 

GFM

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