aggiornato con una risposta il 01.04.2010 

 

 

 

Nel sito intendo dare spazio a riflessioni espresse da figure e da professionisti di mia fiducia  con le quali condivido opinioni di fondo, in questa pagina ospito uno scritto di Teresa Mosciatti esperta in consulenza orientativa scolastica.

 

In fondo al testo é possibile tramite modulo inviare dei commenti a questo scritto, i quali saranno pubblicati dopo verifica dei contenuti (che non devono essere offensivi, non devono pubblicizzare prodotti e servizi, devono essere rispettosi delle opinioni altrui e non appesantire la discussione).

GFM

 

 

 

 

di Teresa Mosciatti: i compiti a carico dei genitori e l'insegnamento scolastico privo di senso

 

 

Mi occupo da molti anni di formazione e consulenza orientativa scolastica e lavorativa in particolare per i giovani con disabilità .

Queste persone nel linguaggio comune e nelle politiche a loro favore previste dalla legislazione (integrazione scolastica e sociale) vengono comprese in una categoria definita in genere “fasce deboli” assieme ad altre tipologie di popolazione (stranieri, svantaggiati sociali eccetera) che rischiano per il loro svantaggio di partenza processi di esclusione dal sistema ed un non riconoscimento dei loro principali diritti umani e civili.

Se ci riferiamo al sistema scolastico italiano l'accezione del termine “fasce deboli” o comunque a rischio andrebbe in realtà esteso alla gran parte degli studenti delle scuole di vario ordine e grado (ovviamente con maggior riguardo per le fasce sociali più basse), se si pensa in particolare ai dati (anche recentemente confermati dall’istat) circa il tasso di dispersione scolastica nel ns. Paese.

 

Sono inoltre una genitrice di 2 figli che frequentano una scuola media ed una scuola superiore e da circa 10 anni sono inevitabilmente a contatto con le questioni scolastiche relative alle loro scuole, a volte in termini di semplice partecipazione ai ritualistici ed asfittici momenti previsti per i genitori (assemblee di classe), altre volte (nella gran parte del tempo a disposizione) per un faticoso, poco utile e soprattutto nocivo supporto scolastico ad entrambi.

Tengo a precisare l’aspetto di nocività riguardo alla ultima attività citata (supporto allo studio), nel senso che l’affiancamento nei compiti quasi sempre determina ricadute negative nei rapporti genitori-figli con l’innesto di emozioni negative dovute da una parte alla stanchezza di entrambi (per i genitori spesso si tratta di un aggravio di lavoro extra a quello già svolto fuori casa- per i ragazzi un aggravio di sensazione di dipendenza dalla figura adulta). Per fronteggiare ciò sempre più spesso le famiglie –quando possono permetterselo economicamente- sostengono spese aggiuntive per un supporto scolastico privato (vedasi i recenti dati emersi da alcune ricerche, e pubblicati sui quotidiani).

La scuola stessa ormai da molti anni su questo aspetto presenta posizioni ambivalenti, da una parte si esortano i ragazzi e le famiglie al raggiungimento di una maggiore autonomia nello studio, dall'altro si chiede spesso proprio a queste di “seguirli a casa “e quando non lo si fa in modo esplicito di fatto lo si richiede implicitamente andando ad appesantire tale impegno, nella misura in cui la mole di lavoro scolastico a casa aumenta sempre di più (in genere è così man mano che si procede da un ordine all’altro di scuola).

Altro elemento di nocività dei compiti a casa è da considerarsi nella conseguente riduzione che esso determina del tempo a disposizione per le relazioni ed il gioco . Elementi questi compresi nella carta dei diritti dell’infanzia dell’Onu.

 

Qui di seguito si azzardano alcune riflessioni per ora di carattere intuitivo e basantisi su alcune osservazioni dirette personali e confrontate con altre famiglie - la cui validità richiederebbe per essere confermata- un serio approfondimento d’indagine.

Se si tentassero di analizzare le cause della tendenziale continua crescita di lavoro scolastico richiesto a casa, potrebbe assumere una certa rilevanza e significato il verificare una corrispondente diminuzione di lavoro scolastico fatto in classe (esercizi). Ciò potrebbe essere in parte in relazione con una riduzione del tempo a disposizione dei singoli insegnanti. A sua volta quest’ultimo fattore potrebbe essere dovuto ad una esponenziale “aumento “del numero delle materie scolastiche nel piano di studi.

 

Con l’occasione presento alcune tematiche di cui sento molto parlare abbozzando alcune riflessioni generali.

 

 

Si parla molto ad es. di “misure di miglioramento del livello di apprendimento degli studenti" ed al riguardo penso importante sia riuscire a definire /ridefinire anzitutto quanto segue: 

 

a)gli obiettivi e finalità di apprendimento e di formazione della persona nella scuola in generale e nello specifico di una determinata scuola.

I due aspetti (formazione e apprendimento) dovrebbero essere intesi a mio avviso collegati e non disgiunti.

Non più obiettivi e finalità di pura acquisizione di conoscenze teorico-nozionistiche ma la costruzione di un bagaglio esperienziale con valenza educativa che preveda un rapporto tra il percorso scolastico e la acquisizione della capacità da parte degli studenti di costruirsi un "progetto d vita"

 

b)-il sistema di valutazione dell'apprendimento (strumenti e metodi attuali si ritengono del tutto inefficaci e dannosi)

Una riflessione specifica meriterebbero (ad es) le schede utilizzate per le verifiche a domanda (chiusa..?): registrazione di crocette sul vero o falso e/o completamento del testo. Con le parole da utilizzare esposte a parte; esse stimolano un processo degenerativo nelle capacità di elaborazione del pensiero dei giovani studenti e nelle potenzialità espressive stesse. Probabilmente anche questi strumenti hanno una logica “risparmia-tempo” ma che parrebbe davvero dannosa e controproducente (paradossalmente poi gli insegnanti spesso lamentano nei ragazzi un linguaggio superficiale e troppo sintetico).

 

Utili sarebbero a mio avviso -da parte docente- degli approfondimenti in una formazione aggiornata circa le tematiche dei processi mnemonici ed associativi utilizzati nei processi di apprendimento, che aiuterebbero forse a meglio comprenderne i meccanismi sottostanti.

 

Gli strumenti di verifica (interrogazioni, verifiche scritte) dovrebbero essere considerati strumenti di verifica “del proprio operato” (inteso quello del docente) ed essere considerati come verifica del grado di acquisizione raggiunta dagli allievi per un certo argomento. Verifica che misura non tanto i risultati dei singoli allievi ma quelli degli stessi insegnanti.

 

Sulla base di quanto rilevato l’obiettivo principale dovrebbe essere quello di valutare la possibilità di un proseguio del programma (andando avanti) oppure una sosta-arresto al fine di ri-definire-ri-calibrare il proprio ’intervento ( metodologie –strumenti) al fine di ottenere risultati migliori.

 

  • c)i programmi (nella gran parte dei casi ad es. su alcune materie quali la storia ad esempio, ormai la cenerentola tra le materie )
  • Si assiste alla ripetizione nei vari ordini e gradi di scuola degli stessi argomenti senza mai arrivare al termine del ciclo a conoscere la storia attuale (al max si arriva alla guerra fredda ...) ammesso che qualcuno si sia mai accorto che esiste anche una storia contemporanea..

 

Se si osserva l’insegnamento della grammatica (partendo ad es. da un testo scolastico di 2 media) e i volumi di “comunicazione e testi” (libri di insegnamento della corretta scrittura) si nota spesso un eccesso di definizioni, davvero disorientanti: vediamo nella grammatica (ad es.) complementi, pronomi, nomi, aggettivi o altro declinati in mille anatomiche sfumature. Partendo dai semplici “nomi” osserviamo ad es. la declinazione di ben circa 18 specificazioni (propri, comuni, concreti, astratti, individuali, collettivi, maschile femminile, singolare plurale, invariabili, difettivi ed irregolari, sovrabbondanti, primitivi e derivati, alterati e composti...., e via dicendo fino ai complementi, davvero una chicca di sofismo) declinati in circa 30 specifiche (partitivo, di termine, di causa efficiente, di tempo, di luogo ecc…di materia, di mezzo, di quantità, qualità di svantaggio, di colpa e di esclusione…eccetera eccetera).

 

Nella parte riguardante la “comunicazione e testi” si osservano ad es. la presentazione di argomenti dal titolo altisonante quale “i campi semantici” o le “relazioni di significato”, gli antonimi o i contrari, gli iperonimi , gli iponimi”, il “linguaggio figurato”, ecc.

 

La suddivisione delle caratteristiche testuali in varie specificazioni (testi descrittivi,informativi-espositivi, testi espressivi, valutativo-interpretativi, regolativi, narrativi poetici con una simpatica e paradossale parte finale del volume dal titolo “il metodo di studio” con relativa specifica delle sequenze prevedibili in un atto di lettura del testo (pre-lettura, lettura analiitica, critica, dopo lettura, eccetera).

Davvero all’inizio pensavo si trattasse di uno sbaglio (solo un testo liceale od universitario, ammesso che ve ne sia, potrebbe eventualmente necessiterebbe di un simile studio).

 

A cosa serve tutto ciò? Forse a fornire consigli di scrittura, forse a sviluppare qualche motivazione a ciò?

 

 

 L’anno scorso assistetti ad un convegno relativo alla incombente riforma scolastica dove alcuni insegnanti di materia delle scuole superiori (proprio quelli dell’area linguistica) sostenevano con forza l’esigenza di avviare metodi ed obiettivi di insegnamento relativi allo sviluppo delle abilità di lettura e comprensione del testo. Ad es. sostenevano (mi pareva anche a ragione) che ciò che contava era fornire gli strumenti interpretativi essenziali di un testo, aiutando ad imparare a distinguere la sostanza del discorso (il messaggio principale) dal contesto superficiale (messaggio secondario).

 

Vivendo tutti noi nella ns. epoca di ipercomunicazione, bombardati in modo particolare da “elementi comunicativi di scarsa o falsa sostanza e gonfiati di assenza di contenuto”, utile e prezioso sarebbe possedere gli strumenti interpretativi essenziali che ci aiutino a cogliere ed individuare i messaggi reali distinguendoli da quelli falsi –é insegnabile ciò con testi scolastici del genere di quelli sopracitati?

Sarà anche per questo (oltre che a causa delle nuove invadenti tecnologie informatiche) che ormai quasi tutti i giovani hanno perso la voglia di leggere e scrivere?

 

Nelle poliche della scuole si pensa inoltre di attuare “misure che migliorino la professionalità dei docenti”, riferendosi all'aggiornamento, in realtà credo che sarebbe utile, prima di dedicare tempo e finanziamenti a ciò, elaborare un programma di valutazione di max del potenziale evolvibile (in termini cognitivo-relazionale-umano) di quel personale destinatario degli interventi.

 

 

(Un pò di ironia ma non troppo...e non solo).

 

 

 

Teresa Mosciatti

 

 

 

 

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Commento 1: sono mamma e insegnante di sostegno, lettera da Vercelli

Condivido i temi trattati sulla scuola da questo sito e da questo articolo, io sono la madre di una ragazzo con una sindrome che di per sè non dovrebbe causare alcun problema di apprendimento, se non fosse che la scuola così come é impostata per nozionismo fine a se stesso e per assenza di stili educativi-didattici peggiora la sua condizione in modo estremo. Sono insegnante di sostegno e quindi parlo non soltanto per mio figlio ma in seguito a ciò che vedo tutti i giorni.

Volevo condividere con voi la lettera accorata che ho inviato ad un insegnante di mio figlio il quale gli ha appioppato "1" di voto, anche a causa della sua scrittura (notare bene che la disgrafia é parte dei sintomi della sua sindrome). MIo figlio a causa di quel voto é tornato da scuola in sconforto e con tutti i sintomi accentuati, alla fine della lettera vi dirò l'esito di questa mia comunicazione.

Grazie Mosciatti e Morciano per esserci, insieme però dobbiamo fare di più

F. M.

 

Vercelli 16/3/2010

 

Sono F. M.,  la mamma di ......

Questo scritto mi sta uscendo di getto perché non tengo più. Ho sopportato, fortunatamente il tutto sorretto e condiviso con mio marito, troppo di vedere nostro figlio soffrire per la scuola! Non ultima le crisi di ieri sera, con urla improvvise atroci che da settimane più non “incassavamo”. Sono compulsioni che rispondono ad uno stato di tensione elevatissimo del sistema nervoso e che questi ragazzi non riescono a controllare : ieri, di nuovo G.... è arrivato a casa con un votaccio di scienze con  l’ “aggravante” di avere studiato tanto ! Ecco, l’ ho detto !

Ok, è stata colpa mia, se non ho controllato che la ragazza che lo segue nello studio gli avesse fatto imparare in modo adeguato le fotocopie sul fiore che mi ero fatta dal libro da te gentilmente prestato !

Ok, è lui che non muore di interesse per la scuola in generale (per questo mi odia perché gli ho imposto troppo studio) !

Ok, abbiamo deciso di non diversificarlo e quindi deve essere trattato come gli altri !

Ma …..    gli insegnanti di oggi si fanno un esame di coscienza ? Sono educatori e psicologi, come dovrebbero essere, che sanno leggere tra le righe dei banchi per aiutare lo sviluppo delle persone che ci stanno sedute ? Sono attenti ai loro problemi di adolescenti ? Sono attenti ai ragazzi con particolare bisogno di aiuto, di essere sorretti, di essere rinforzati, continuamente, perché soffrono di disturbi che, a vista, nessuno lontanamente si immagina ? Nessuno meglio di un insegnante di scienze sa che una piantina va continuamente sostenuta e curata altrimenti cresce malamente ! E questi ragazzi sono persone da coltivare !

E sono convinta che dietro a questi comportamenti indisponenti e spesso maleducati ci sia sempre una  ragione, una richiesta disperata di aiuto a crescere con dei valori e con delle regole che tanto mancano loro ! Pensiamoci !

Ci tenevo da tempo a far capire un po’ di cose ai colleghi, professori di mio figlio, e ce ne sono tante altre da capire, troppe forse.

Ti chiedo di aiutarlo. Dàgli ancora delle possibilità. Digli che lo interroghi ancora verificando che abbia tutto il materiale per studiare. Per favore !

La sua autostima è sotto terra e continuando cosi crescerà fragile e con continuo bisogno di sostegno e noi genitori non siamo eterni, purtroppo !

Te lo chiedo ancora per favore. AIUTALO !!!!

Un saluto

F.M.

 

In sgeuitro a questa lettera a mio figlio é stata data la possibilità di recuperare l' UNO, ha di nuovo studiato a lungo e questa volta ha preso....QUATTRO. Perfetto per rimotivare allo studio un ragazzo intelligente ma che la scuola non la sopporta più, la scuola non lo studio.

 

NEWS:

FEBBRAIO 2015, E' in arrivo IL PRIMO MIO TESTO SULLA COSIDDETTA SINDROME DI TOURETTE, 340 pagine, 520 note, autore Gianfranco Morciano

SETTEMBRE 2011 lasciato Centro Walden di Segrate

Settembre 2011

Per incompatibilità etica con i metodi di gestione della cooperativa Mosaico Servizi comunico di aver lasciato la supervisione e la direzione del centro  di Segrate, centro che pur ho fondato. Gli interessati possono scrivermi nella messaggista di questo sito.

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il Master post-laurea è sempre aperto a Sorrento

E' sempre attivo presso il Centro Internazionale Carl Delacato e con il Centro per le Neuroscienze dello Sviluppo di Sorrento, il master post-laurea biennale in  Operatore del Neuro-sviluppo sensorio-motorio. Potranno iscriversi laureati in Psicologia, neuro-psico-motricità, Educazione Professionale ed anche altre lauree purché inerenti l'ambito della cura. E' possibile l'ammissione al corso di insegnanti di primo e secondo grado, con preferenza agli addetti alle attività di sostegno.