PAGINA AGGIORNATA IL 19.11.2009

Il buon insegnamento

 

Quando i genitori iscrivono i figli a scuola, nella scuola dell'obbligo, la prima cosa che cercano di capire é quale sezione della scuola scegliere  per assicurarsi che i loro figli siano affidati a dei buoni insegnanti, per questo si informano presso altri genitori, parlano con i Presidi o attivano le loro reti amicali.

Le risposte però dipendono dalle personali opinioni dell'interlocutore, dalle diverse aspettative di ognuno, vi sono genitori che chiedono agli insegnanti di essere severi ed insegnare ai figli tante cose perché divengano competitivi nella vita ed altri, diversamente, che sperano nell'insegnante perché il clima della classe sia accogliente e rassicurante. Due condizioni che faticano ad essere compresenti. 

Più raro é trovare genitori che chiedono all'insegnante di essere in grado soprattutto di insegnare un metodo di studio, strategie di apprendimento che consenta al figlio di imparare da solo e di trovare piacere nella scoperta della conoscenza, nello studio. Ma se gli insegnanti in Italia, salvo eccezioni, sono molto più competenti nei contenuti di una materia che nei metodi per insegnarla allora é molto difficile che riescano a loro volta a fare acquisire una strategia di studio agli alunni, questa é la radice del "nozionismo" che tutto é tranne che un buon insegnamento.

 

Naturalmente ho anch'io la mia opinione di buon insegnamento, che dovrebbe essere capace di:

1- creare collaborazione e cooperazione tra alunni

2- acclimatizzare la classe come luogo familiare e rassicurante (dove gli inevitabili errori non stigmatizzano l'intera persona)

3- insegnare le nozioni fondamentali di ogni materia lasciando agli alunni lo spazio per   approfondire con altre ricerche

4- facilitare relazioni affettive significative

5- accompagnare lo sviluppo generale dello studente, cognitivo, motorio ed anche emotivo (quindi necessità di conoscere le scale di sviluppo)

6- stimolare la curiosità, la ricerca ed il piacere della conoscenza

7- applicare modelli di insegnamento con consapevolezza adattandoli alla specificità della classe (somma di individui diversi che fa sistema)

8- impegnarsi ad insegnare strategie più di quanto non si faccia per insegnare nozioni

9- individualizzare l'insegnamento (per quanto possibile)

10- fare sperimentare

11- aumentare il bagaglio di conoscenze.

 

Sembra troppo? Eppure queste dovrebbero essere le condizioni minime per le quali sarebbe giustificabile affidare un figlio per 3 o 5 anni nelle mani di un'altra persona, di più persone, della scuola.

MI si dirà che questo tipo di insegnante dovrebbe avere competenze che vanno molto oltre ciò che é attualmente richiesto e richiedibile, che servirebbero nozioni di psicologia dello sviluppo, di didattica dell'apprendimento, di comunicazione... ed infatti é proprio il fatto che queste competenze non ci siano il problema della scuola...ed é un peccato perché il tempo ci sarebbe tutto anche per formarsi e per utilizzarle nell'insegnamento.

 

Mi si dirà che questo tipo di insegnamento, con tutte queste attenzioni, é proponibile solo per la scuola dell'obbligo, ma anche su questo non sono d'accordo; con percentuali e sfumature diverse quello che ho detto vale per tutti i cicli di studio, compresa l'Università.  Anche gli studenti universitari riconoscono che le doti di un buon insegnante non stanno esclusivamente  nel conoscere la materia ma anche nel saperla trasmettere, per questo bisogna far sentire la passione, bisogna saper comunicare e soprattutto  bisogna essere davvero interessati a comprendere quanto realmente si sta passando e come e quali ostacoli all'apprendimento potrebbero essersi generati.

Inoltre io ritengo che un buon insegnante dovrebbe comportarsi da sperimentatore, quindi applicare procedure sperimentali, che appunto bisogna conoscere (questo tema lo riprendo nella sezione "modelli di insegnamento e disegni sperimentali").

 

 

 

 

LO STRESS: serve?

Il termine stress é mediato in psicologia dal linguaggio tecnico della metallurgia dove l'azione stressoria serve per testare la resistenza e le caratteristiche dei metalli. Lo stress psicologico é invece qualcosa che appare prima di un evento (per questo é identificabile con l'ansia), durante, ed é qualcosa che rimane per un certo tempo anche dopo;  insomma ogni evento significativo é stressante, ha un prima di stress preparatorio ed uno strascico stressorio come effetto alone dopo la chiusura dell'evento. Ogni verifica dei compiti, ogni interrogazione ed ogni  esame hanno questa caratteristica.

 

Una pedagogia  piuttosto datata ma ancora popolare vorrebbe che la scuola fosse caratterizzata da continui impegni e prove, da difficoltà sempre più difficili da superare in modo che  oltre al sapere nella scuola si formi anche il carattere. Accentuare questa caratteristica sarebbe invece un grave errore, innazitutto sotto il profilo scientifico.

Lo studio per alcuni anni in un ambiente così stressante sarebbe non solo un ostacolo all'apprendimento ma anche un potenziale turbamento ed un rischio per la formazione del carattere.

Ora é vero che l'approccio freudiano classico sosteneva che la crescita é data da una somma di frustazioni ben superate ed elaborate, visione che d'altra parte si integra perfettamente nell'idea di sviluppo conflittuale che é tipica di questo approccio, ma sarebbe un errore prendere ciò alla lettera e tradurlo in approccio didattico (come spesso accade). Neppure uno psicanalista doc farebbe una cosa del genere, ad esempio Eric Berne, che a questa parrocchia certamente appartiene, scriveva che  chiunque conducesse una vita che per un lungo periodo si caratterizzasse per la sovrapposizione della "post-influenza" di un evento con quella della "pre-influenza" (se non sbaglio nel testo "ciao, e poi?") sarebbe candidato a gravi turbe della personalità, a psicopatologicizzare la vita quotidiana e persino al colpo apoplettico, con una buona anticipazione su analoghe scoperte delle neuroscienze.

Insomma se l'ansia e lo stress hanno una funzione ce l'hanno solo in una certa misura.

 

Ancora più interessanti sono le riflessioni in proposito di Burrus Skinner, uno studioso dell'apprendimento che basava i suoi studi sulle ricerche sperimentali applicate sia a modelli animali che umani. Per Skinner la maggior parte del comportamento umano é appreso dall'ambiente (tranne i comportamenti genetici di sopravvivenza e i riflessi arcaici) ed i suoi studi gli rivelarono, su calcolo quantitativo, che per l'organimo umano era più facile apprendere in ambiente di rinforzo positivo che negativo, cioé dove esso può chiaramente discriminare un vantaggio, un arrichimento (materiale e/o sociale) ed una crescita (ad esempio dell'autostima). Non solo, egli sostenne che proprio le ricerche indicano la necessità, per un buon apprendimento (e quindi per un buon insegnamento), di ridurre al minimo le difficoltà di apprendimento attraverso facilitatori, insomma la necessità di rendere "facili" i processi di acquisizione del sapere in modo da ridurre il più possibile gli errori (esattamente il contrario della crescita per frustrazioni).

Conseguenza pratica indicata dallo stesso Skinner fu la stigmatizzazione (su base scientifica e non morale) dell' apprendimento scolastico e dell'educazione in genere basate sulla punizione, che dovrebbe essere ridotta al minimo e del tutto incidentale.

L'altra conseguenza pratica indica la necessità di approntare percorsi di apprendimento facili e ricchi di occasioni di successo, cioé concatenate in modo tale che alla fatica consegua sempre un piacere, un'attività ambita e un riscontro premiante. Facile comprendere come una delle attività didattiche più corrispondenti a questo metodo sia proprio quella di ricerca, cioé di ricerca da parte degli alunni (riprenderò la questione nella sezione "modelli di insegnamento" a proposito della "didattica fondata sui nuclei di interesse").

 

Potremmo sintetizzare così il metodo skinneriano applicato alla scuola: discriminazione e ricerca, risultati evidenti e successo, piacere e conseguenze premianti, facilità e conquista.

Colpisce il fatto che un tale studioso abbia potuto essere considerato dalla cultura italiana degli anni 60 e 70, da parte di chi giudica senza conoscere, un propositore di procedure violente per il solo fatto di basare i suoi studi sulla pratica sperimentale e perché considerava il comportamento umano studiabile nelle sue leggi come tutti gli altri fenomeni naturali (cosa ovviamente respinta da parte dell'idealismo umanista). Di fatto tra tutti gli studiosi Skinner é forse quello che ha dato più spunti e indicazioni per l'insegnamento e l'educazione.

L'approccio psico-educativo comportamentale, che con Skinner ha potuto avere un grande rilancio in versione cognitiva, contiene anche diverse pratiche avversive (leggi punizioni) ed in effetti non mancano operatori che su queste pratiche si centrano eccessivamente, si tratta comunque di un atteggiamento che si allontana da una delle più importanti indicazioni di questo studioso e di numerosi altri studiosi successivamente.

Negli anni '90 nei paesi anglosassoni, che più di altri utilizzano il metodo cognitivo comportamentale, si é sentita la necessità di riprendere in mano sperimentalmente la questione "punizioni e premi" con studi comparativi (e gruppi di controllo) che valutavano gruppi di studio in ambiente premiante ed altri in ambienti a prevalenza stressoria, questi studi hanno chiaramente dimostrato che Skinner aveva ragione: un ambiente premiante rinforza maggiormente i legami (studi sul Bonding) tra alunni, insegnanti e ambiente scuola, aumenta l'apprendimento (studi sugli esiti del cosidetto Gentle Teaching) e la motivazione allo studio (vi sono riscontri di queste ricerche nelle pubblicazioni di Jones and McCaughey "Gentle teaching and applied behavior analysis: a critical review " in Journal of Applied Behavior Analysis,1992, ma numerose altre sono le ricerche pubblicate in proposito che danno le stesse risultanti).

In questa sede mi interessa riportare una sola delle riflessioni presenti fra le ricerche sul bonding, il meccanismo di attaccamento già studiato da Bolwby negli anni '60 e '70 per quanto riguarda il rapporto madre-figlio ma qui trasferito al rapporto con gli insegnanti e la scuola. Una di queste ricerche si é centrata sulla relazione con l'insegnante ed ha mostrato che l'insegnante punitivo, quello che assegna compiti per punizione e che "sgrida", se nell'immediato ottiene la riduzione di un comportamento problema (ad esempio parlare in classe)  non ottiene in corrispondenza prestazioni più alte nell'apprendimento in quanto la sua materia (per processo associativo) diventa essa stessa temuta, avversiva (tanto quanto la sua persona). Gli studi dimostrano che la carica aggressiva-avversiva che si genera nelle relazioni basate sui rapporti di forza si trasferisce all'intero insegnamento di quella persona e persino all'insegnamento di altri (magari ignari e gentili insegnanti che non capiscono perché la classe sia così ingrata e non rispondente alla loro "democraticità"). In un sistema scolastico generalmente stressorio é difficile riuscire ad applicare l'insegnamento gentile da parte di un solo insegnante, tanto meno se questi ha poche ore a disposizione.

 

DAL VOTO AL RINFORZO

IL "rinforzo" é una variabile (un evento) portata dall'ambiente interno o esterno, successiva ad un comportamento didattico, che aumenta o diminuisce la possibilità che quel comportamento si ripeta. I due tipi principali di rinforzo sono il rinforzo positivo e quello negativo.

In una visione semplicistica per r.positivo si intende il premio (che nell'accezione scolastica sarebbe l'equivalente del bel voto) e per r. negativo si intende la punizione, questa rappresentazione del rinforzo non sarebbe però esattamente quella che ne darebbe la scienza del rinforzo, che é molto più complessa e che non identifica in modo assoluto i due tipi di rinforzo con  premi e punizioni, tant'é che nello studio scientifico delle variabili ambientali può persino accadere che una punizione diventi rinforzo positivo e che un premio diventi negativo.  Della scienza del rinforzo, con una proposta di metodo (sperimentato) capace di trasformare il voto in uno strumento educativo, tratto in altro documento di questa stessa sezione del sito sito con maggiore approfondimento (trovate link in spalla destra), in questa parte mi interessa invece tornare al rapporto tra voto e stress.

 

IL rinforzo positivo é da considerare come un potente attivatore di apprendimento in quanto esso non si limita ad aumentare la probabilità che un certo comportamento si ripeta, ad esempio una buona prestazione scolastica, ma  é anche capace di aprire nuovi interessi e orientare in una certa direzione  l'intero comportamento scolastico. LO studio del rinforzo positivo ha permesso la messa a punto della procedura di shaping, una sorta di attività educativa equiparabile al modellaggio, in grado di portare a risultati educativi (e quindi didattici) anche molto alti a partire da piccolissime capacità;  in termini generali la tecnica prevede che il rinforzamento di una capacità bassa, ma che va nella direzione auspicata, porti l'alunno ad impegnarsi in modo progressivo per continuare a mantenere lo stesso rinforzamento. Possiamo quindi dire che un ambiente rinforzate in senso positivo é l'ambiente scolastico ideale, dove tutte le energie sono tese al continuo miglioramento.  Va detto che nella logica dello shaping il contrario di rinforzo positivo non é quello negativo, bensì l'assenza di rinforzo (ignoramento).

 

Anche il rinforzo negativo é un potente attivatore di cambiamento comportamentale ma parte da una logica diversa del r.p. in quanto stimola un atteggiamento non teso alla conquista di un risultato, ma all'evitamento di una conseguenza avversiva.  L'alunno che ha timore di un brutto voto e che si ingegna con tutte le sue forze per evitarlo non avrà come riforzatore il senso di crescita, ma appunto la soddisfazione di aver evitato un brutto voto...per questo copiare, darsi ammalato o marinare la scuola possono rappresentare per lui delle strategie di pari valore dell'impegno nello studio, spesso di maggior valore. Proprio perché il rinforzo é un rinforzo, ogni volta che lo studente riesce ad evitare l'avversivo con una strategia di fuga e spostamento (o "imbrogli" vari), diventa progressivamente più probabile che egli continui in quella direzione. Un ambiente scolastico impostato in modo tale che gli alunni anziché gustare il piacere dell'apprendimento, aspirare alla crescita ed alla scoperta, ambiscano per lo più ad evitare brutti voti é antitetico alla missione educativa della scuola. Di questo mi piacerebbe che gli insegnanti ne tenessero conto molto di più di quanto invece non facciano, ma purtroppo essendo "il voto" anche un'arma di potere e la formazione degli insegnanti per lo più  curricolare (non educativa), accade che il rinforzo per loro si traduca nell'uso del voto come avversivo, in quanto ciò rafforza appunto potere e controllo, credendo che così si rafforzi il ruolo.  Anche l'uso che si fa soltanto certificativo del voto (cioé voto che corrisponde ad una certa misura, più o meno "oggettiva", di prestazione nozionistica) non é affatto un modo equo di valutare tutti quanti, ma ancora risponde ad una logica di rinforzamento per lo più negativo (di certo lo é per gli alunni che si ritrovano sotto la media della punta di voti più avanzati).

 

Dunque anche a causa della modalità d'uso del voto un ambiente può essere rinforzante positivamente o negativamente e purtroppo questi climi pedagogici in Italia non dipendono tanto dalla scelta consapevole di metodi o dalla professionalità, ma soprattutto dal carattere e dalla personalità della persona-insegnante.

Siccome in natura, e quindi anche nell'ambiente scolastico, non é possibile evitare completamente gli avversivi, sarebbe sufficiente che la scuola predisponesse ambienti nei quali il clima sia prioritariamente da rinforzo positivo almeno in misura tale da rendere insignificati i fattori negativi. Siccome le variabili educative che intervengono nella relazione insegnante-studente non sono soltanto quelle scolastiche può anche rendersi necessaria da parte degli insegnanti anche un minimo di pratica avversiva, purché però il suo dosaggio sia tale da non estinguere il clima di rinforzo positivo e di non indurre negli alunni la propensione all'evitamento anziché l'amore per l'apprendimento. Un ambiente evitante e non crescente é stressorio per antonomasia, demotivante allo studio, ed é tra l'altro potenziale fonte di numerose patologie, come tutte le ricerche su campioni umani ed animali hanno ampiamente dimostrato.

 

QUINDICI INDICATORI DI AMBIENTE STRESSORIO (da rinforzo negativo):

 1-insegnante che minaccia spesso brutti voti o bocciature, al quale corrisponde spesso un alunno costantemente preoccupato di questo

2-uso frequente di note sul registro

3-insegnante convinto che dei voti bassi iniziali rendano più piacevoli gli eventuali progressi successivi

4-disposizione di banchi solo frontale e insegnante che non "gira" tra i banchi

5-assenza di attività di ricerca da parte degli alunni (la ricerca può essere più formativa e motivante di una lezione frontale)

6-quote di compiti a casa (in età di scuola dell'obbligo) che riducono significativamente il tempo libero

7-assegnare studi a casa che non sono stati trattati a scuola

8-insegnante che sostiene di  "dover" trattare la quantità di nozioni prevista da un fantomatico programma ministeriale (che non esite, sono soltanto temi di orientamento)

9-un frequente intercalare di verifiche  nelle quali gli alunni vengono valutati, verifiche che mentre permettono al docente diverse ore di sospensione dell'attività docente (con relativo relax), al contrario rendono agli allievi stressante la sua materia a causa della continua corsa ad ostacoli, per evitare fallimenti

10-frequenti interrogazioni (come sopra)

11-argomenti nuovi e diversi trattati in ogni lezione senza processi di generalizzazione di quelli precedenti (esercitazioni, role playing, giochi di apprendimento, ripetizioni dello stesso argomento con esempi diversi, eccetera)

12-eccesso di nozionismo (es. imparare a memoria) a fronte di una scarsa attività di problem solving e ragionamento

13-le note negative sul diario alle quali non corrispondono altrettante note positive (quando meritate). La minaccia della nota sul diario!

14-alunni che si relazionano per lo più misurandosi sulla base del voto (ambienti competitivi senza esperienze di cooperazione)

15-presenza di alunni fortemente arretrati sul piano della didattica e isolati nel gruppo dei pari

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BIOLOGIA DELLO STRESS

una riflessione per la scuola

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Memo altri argomenti da trattare in qs sezione:

- ricerca OCSE, graduatoria ed efficacia dei sistemi scolastici

- tendenza a voler anticipare gradini di sviluppo (cosa che ha fatto saltare l'educazione motoria e pre-grafica)

-l'educazione artistica e tecnica: riscoprirla

-l'educazione musicale:riscoprirla 

 -l'educazione motoria 

- le riflessione di Simple Grandin sulle diversità

- classi integrate o classi differenziate, pro e contro (la posizione di Oliver Sacks

- chiudere con scuola che insgena ed educa..ma che é anche veicolo di condizionamento sociale

- cambio scoiale  di utenza, ad esempio famiglie acculturate, senza cambio di rapporti...concetto di cliente

- inserire anche l'insegnamento di e per genere (quale messaggio implicito sta nell'assenza di figure insegnanti maschili)

 

NEWS:

FEBBRAIO 2015, E' in arrivo IL PRIMO MIO TESTO SULLA COSIDDETTA SINDROME DI TOURETTE, 340 pagine, 520 note, autore Gianfranco Morciano

SETTEMBRE 2011 lasciato Centro Walden di Segrate

Settembre 2011

Per incompatibilità etica con i metodi di gestione della cooperativa Mosaico Servizi comunico di aver lasciato la supervisione e la direzione del centro  di Segrate, centro che pur ho fondato. Gli interessati possono scrivermi nella messaggista di questo sito.

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il Master post-laurea è sempre aperto a Sorrento

E' sempre attivo presso il Centro Internazionale Carl Delacato e con il Centro per le Neuroscienze dello Sviluppo di Sorrento, il master post-laurea biennale in  Operatore del Neuro-sviluppo sensorio-motorio. Potranno iscriversi laureati in Psicologia, neuro-psico-motricità, Educazione Professionale ed anche altre lauree purché inerenti l'ambito della cura. E' possibile l'ammissione al corso di insegnanti di primo e secondo grado, con preferenza agli addetti alle attività di sostegno.