Curare

...difficoltà di sviluppo* e di apprendimento

Nella sezione EDUCARE abbiamo accennato al concetto di sviluppo individuale ed abbiamo visto come questo sia permesso dell'intersecarsi complesso di fattori genetici ereditati e di fattori ambientali, i quali agiscono sulla base di un programma di riscrittura dell'encefalo che é a sua volta geneticamente determinato. Quasi nessuna predisposizione genetica potrebbe realizzarsi se l'individuo fosse privato delle stimolazioni ambientali tanto che la stimolazione ambientale é in grado persino di determinare uno sviluppo divergente rispetto a quello che sarebbe dovuto essere sulla base della sua predisposizione ereditaria.

Vi é dunque un programma genetico ma anche un programma di riscrittura tale da rendere l'encefalo umano fortemente plasmabile, secondo alcuni ricercatori l'individuo é il prodotto tanto dell'ereditarietà quanto dell'influenza ambientale (Ledoux 2002, Cozzolino 2008).

Il forte ruolo dell'ambiente, che per ora é l'unico spazio nel quale possiamo tentare di manipolare qualche variabile indipendente (per la genetica siamo speranzosi ma per ora siamo ancora molto indietro), espone lo sviluppo umano a numerosi rischi di blocco ed inversione in quanto esso dipende da variabili controllabili soltanto in una certa misura: le agenzie educative potrebbero non essere coerenti tra loro; l'ambiente potrebbe essere conflittuale;  fattori ambientali quali aria, cibo e stimoli sensoriali (sensi extracettivi) potrebbero disturbare il processo lineare di sviluppo; gli atti motori che accompagnano lo sviluppo potrebbero essere limitati dallo spazio o da errori educativi;  incidenti ed eventi fortemente emotivi ugualmente potrebbero interferire e disturbare il programma sviluppo neurologico, e conseguentemente neuro-psichico, geneticamente ereditato.

Le storie dei nostri utenti ci informano della frequenza con la quale lo sviluppo che in un dato bambino sembrava procedere all'interno di un range di normalità all'improvviso si ferma ed addirittura regredisce.

 

Il rischio ambientale é dunque alto e multifattoriale, a fronte di questo però va pure detto che lo stesso fattore di rischio, la plasmabilità sistemica del sistema nervoso, é anche il punto di forza della cura e della riabilitazione quando questo sviluppo per un qualsiasi motivo dovesse risultare distorto, inceppato, bloccato.

 

SE l'ambiente ha questo grande ruolo nello svilupppo dell'individuo, vuol dire che la maggior parte di ciò che l'uomo potrà essere dipende da ciò che egli avrà potuto imparare lungo tutte le fasi gerarchiche del suo sviluppo.

Per questo nel nostro sito grande enfasi viene data al concetto di "apprendimento" collocato in una logica di "sviluppo".

 

 

 

*sul concetto di sviluppo, fondamentale, per comprendere le argomentazioni di questa pagina del sito, é aprire e leggere il link "La questione modelli di sviluppo" (sopra, in spalla destra).

 

Curare

...i disturbi

Un' immagine metaforica  che ho spesso utilizzato per definire quello che secondo me dovrebbe essere l'atteggiamento, lo stile dell'operatotore della cura (chiunque esso sia) é quella del disegnatore, del musicista o comunque dell'artista. Tranquilli non sto per cadere anch'io nei soliti luoghi comuni delle arti terapie panacee per tutti i problemi e per tutti i mali, mi sto infatti riferendo esclusivamente all'atteggiamento dell'artista e non alla sua tecnologia.

L'artista si fa una rappresentazione generale del suo disegno, ne traccia le linee fondamentali sul foglio e poi si applica alla riproduzione di ogni particolare sollevando ogni tanto la testa per controllare che questo sia ben equilibrato nel contesto globale, ben armonizzato nella rappresentazione finale.

Lo stesso credo debba fare l'operatore della cura per il quale il contesto globale é dato da uno o più modelli di sviluppo (per la persona curata) ed ogni particolare é dato dal singolo problema da risolvere o dallasingola abilità da fare acquisire. Una sorta di riduzionismo frequentemente ricollocato nel contesto e da questo eventualmente aggiustato.


E' facile trovare nei servizi operatori che in questo rapporto si pongono in modo dicotomico, alcuni tutti presi dall'affrontare un singolo problema non curandosi di rapportarlo ad una visione globale, oppure al contrario altri operatori talmente impegnati a leggere il contesto e le relazioni globali da non impegnarsi mai nell'applicazione di tecniche per la modificazione di un singolo aspetto, di un singolo disturbo o per l'acquisizione di una singola abilità.

Quest'ultimo atteggiamento é quello che ho riscontrato con maggiore frequenza, forse una conseguenza ereditata dall'approccio sistemico che per diversi anni é stato uno dei maggiori riferimenti metodologici presente nei servizi, il primo invece é quello meno diffuso e lo si può incontrare ancora in qualche servizio a stretto approccio comportamentale.


Un' altra dinamica che impedisce o frena la necessaria azione sul particolare é la diffusa abitudine ad aggettivizzare i problemi, cioé a definirli con valutazioni globali anziché descriverli nelle loro manifestazioni. Così ad esempio può accadere che un soggetto che soffre di crisi di panico in ascensore venga definito semplicemente claustrofobico associando a questa definizione globale un'altrettanto globale procedura, che si ritiene funzioni  per l'ansia da spazi chiusi o peggio per l'ansia  in generale (e via con le artiterapie, con le psicoterapie dell'età infantile, ma niente azione su quel problema specifico).

Questo mentre un'azione di modifica ha necessità di entrare nel merito di quel disturbo. Sarebbe importante ad esempio sapere quando é sorto e quale timore (o evento) era associato a quello spazio (vedi link si ansia e panico nella sezione cure), se il disturbo si manfesta solo in ascensore o in altri spazi chiusi, se si manifesta subito o dopo un certo tempo, se accade quando si é soli o anche in compagnia, é necessario sapere anche quanto dura l'attacco di panico e come il soggetto solitamente ne esce, e tante altre variabili ancora sarebbero da raccogliere, valutare, comparare e misurare. Ci servono infatti dei riferimenti e delle misure se vogliamo modificare un fenomeno oppure un comportamento.


Una teoria piuttosto accreditata nei servizi é quella per la quale un disturbo, qualunque esso sia, parte sempre da un problema più profondo, e fin qui posso essere in parte d'accordo, e che pertanto un lavoro di modifica e soluzione del singolo disturbo non farebbe che spostare la manifestazione di questa profonda sofferenza su altri tipi di disturbo, magari più invalidanti. Bé, su questo invece non sono affatto d'accordo.

Intanto va detto che le problematiche profonde possono essere di diversa natura, ad esempio neurologica, vi sono infatti persone con quadro ansioso prodotto dalla fatica di alcune aree dell'encefalo (ad esempio nel rapporto tra area uditiva e quella fono motoria)  a lavorare insieme e che pertanto sviluppano uno statodi stress sufficiente a determinare ansia generalizzata (per capirci non sempre l'eccesso d'ansia é colpa della mamma).

La ricerca ha inoltre evidenziato come l'esordio delle crisi di panico sia più probabile in primavera (per una particolare disposizione della dopamina dentro i ritmi cicardiani) e nelle persone che stanno seguendo una dieta, quindi lo stesso evento assume valenza patogena a seconda delle condizioni sistemiche e ambientali del momento e avrebbe potuto non dare conseguenze disabilitanti se si fosse vericato in altro momento e in altre condizioni.

In generale posso dire che le esperienze terapeutiche smentiscono la teoria per la quale la soluzione di un  singolo disturbo determini come conseguenza l'emergere di altri non essendo stata risolta la problematica di fondo. Al contrario vediamo che quanto più quel distrurbo risolto era causa di grande sofferenza per l'individuo, tanto più questo é motivato ad affrontare altri problemi, compresi quelli di natura psicologica più profonda, se ve ne sono.

E' il successo di una cura che attiva il coraggio, la motivazione ad andare oltre e più in profondità, non certo il continuo evitamento o la rinuncia ad intervenire sul singolo disturbo o comportamento. Anche la motivazione a cambiare si acquisisce per apprendimento e non  c'é nulla di più motivante che liberarsi di un problema  per decidere di affrontarne un altro, conquistare una nuova capacità.

 

NOTE e ANEDDOTI

Prima nota:

per meglio operare sul singolo problema bisogna fare riferimento ad un modello di sviluppo che lo spieghi, che lo collochi in una scala e possibilmente in una rete di associati

Seconda nota:

per operare sul singolo problema bisogna evitare aggettivizzazioni, le quali sono spesso generaliste e poco ci dicono di quel problema. Così dire che una bambina é gelosa nulla ci dice su quella specifica gelosia; non diverso é dire che qualcuno é "psicotico", anche questo nulla ci dice dei problemi e delle specifiche manifestazione di costui. NOn conosco alcun psicotico (diagnosticato come tale) uguale ad un altro psicotico, certo questa cosa in generale mi rende più difficile vedere la psicosi, ma vi giuro che non ne ho mai sentito la mancanza.

Terza nota:

é necessario sostituire alle aggettivazioni generaliste un linguaggio descrittivo e misurativo, abiltà che non si acqusisce facilmente perché il linguaggio naturale é pieno di aggettivizzazioni e semplificazioni. Almeno nei nei corsi per educatori e riabilitatori ritengo siano necessari dei training sul linguaggio operazionale. Di seguito un esempio:

esempio di corso su linguaggio operazionale
presentazione_elettivo.doc
Documento Microsoft Word 120.0 KB

Quarta nota:

il linguaggio operazionale é fondamentale per la chiarezza di un progetto

educativo e/o riabilitativo

Quinta nota:

il linguaggio operazionale é una componente fondamentale della pratica sperimentale, quindi anche della psicologia e della pedagogia sperimentale

Sesta nota:

il linguaggio operazionale non impedisce l'utilizzo di linguaggi anche più qualitativi, affatto...anzi li aiuta.

 

 

Aneddoto:

Come immagino già sappiate la discussione finale del corso per Educatori nella facoltà di medicina é abilitante per la professione, per questo oltre alla discussione di tesi teorica lo studente deve cimentarsi in una prova pratica. Data la descrizione di un caso egli deve progettare un ipotetico intervento professionale.

Nella mia esperienza di Commissario di Tesi mi trovo spesso a far pressioni perché i casi presentino, oltre a dei dati di sistema, anche altri che possano permettere la progettazione di singole azioni, l'intervento su di uno specifico problema o l'esposizione di tecniche per l'acquisizione di una specifica abilità (coniugate al caso).  Purtroppo anche in questa sede si sente forte la tendenza a far ragionare lo studente solo sui dati di sistema e quasi mai sulle tecniche e metodologie riferite ad uno specifico ed isolato problema.

 

 

NEWS:

FEBBRAIO 2015, E' in arrivo IL PRIMO MIO TESTO SULLA COSIDDETTA SINDROME DI TOURETTE, 340 pagine, 520 note, autore Gianfranco Morciano

SETTEMBRE 2011 lasciato Centro Walden di Segrate

Settembre 2011

Per incompatibilità etica con i metodi di gestione della cooperativa Mosaico Servizi comunico di aver lasciato la supervisione e la direzione del centro  di Segrate, centro che pur ho fondato. Gli interessati possono scrivermi nella messaggista di questo sito.

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il Master post-laurea è sempre aperto a Sorrento

E' sempre attivo presso il Centro Internazionale Carl Delacato e con il Centro per le Neuroscienze dello Sviluppo di Sorrento, il master post-laurea biennale in  Operatore del Neuro-sviluppo sensorio-motorio. Potranno iscriversi laureati in Psicologia, neuro-psico-motricità, Educazione Professionale ed anche altre lauree purché inerenti l'ambito della cura. E' possibile l'ammissione al corso di insegnanti di primo e secondo grado, con preferenza agli addetti alle attività di sostegno.