SCETTICISMO

Se la curiosità é la caratteristica del ricercatore, lo scetticismo é l'atteggiamento tipico di chi ama analizzare le cose che trova sotto diverse prospettive, senza lasciarsi influenzare da come appaiono in un primo momento o da come lo stesso  fenomeno é già stato precedentemente interpretato o spiegato.

Il metodo sperimentale rende scettici ed aumenta la curiosità, chi lo assume in campo professionale é molto probabile che lo generalizzi anche alla vita ed alla rappresentazione dell'universo. Credo si debba a questo fenomeno il fatto che nelle comunità degli scienziati vi sia una percentuale di agnostici e non credenti molto più alta che nella popolazione normale, che nelle comunità non scientifiche  di alta cultura.

La radice dello scetticismo é il dubbio, e questa propensione al dubbio é una condizione obbligata dell'approccio scientifico.

 

L'opposto dello scettico é il credulo, cioé colui che prende le cose così come appaiono a prima vista o prende per buone tutte le spiegazioni che a quel fenomeno sono già state date. Lo scettico invece sospende il giudizio e se la cosa gli interessa indaga, la prima cosa che uno scettico si chiede é: potrebbe esserci una spiegazione che invalida quella presente, potrebbero esserci una o più variabili che non sono al momento visibili ma che determinano (in tutto o in parte) il fenomeno osservato?

Lo scettico ha la tendenza a scomporre e ricomporre in equilibri diversi i sistemi congetturali ed é sempre alla ricerca di controdeduzioni e varianze,  é egli stesso il primo che punta a  contraddire le sue stesse interpretazioni dei fatti. Cerca inoltre riscontri oggettivi e quando questi non sono possibili, almeno  un numero sostenuto di altri dati che possano dare più o meno sostegno ad una certa interpretazione, in modo da rinforzare o indebolire l'ipotesi interpretativa. Che sarà sempre comunque caratterizzata dal dubbio e dalla possibilità che possa un giorno essere disconfermata da altri nuovi dati.

IL credulo é per sua natura conservatore, lo scettico può anche essere  piuttosto nevrotico ma di sicuro é colui che più di altri tende ad avventurarsi in territori sconosciuti, é innovativo.

Gli  scettici sono generalmente meno felici dei creduli ed a questi  risultano solitamente molto antipatici.

 

Può esistere nella stessa persona un mix di scetticismo e credenza? Io penso di sì, penso faccia parte dell'enorme variabilità della specie umana stare sempre in equilibrio tra innovazione e conservazione, l'una fondamentale alla sopravvivenza quanto l'altra.

Non a caso esistono eccellenti centri di ricerca e cura che fanno capo a strutture religiose ed ottimi scienziati che sono anche credenti, a fronte di questo non mancano strutture che dovrebbero essere scientifiche ma che hanno cristallizato la scienza in una credenza sterile, quando non anche dogmatica. Ad onor del vero devo dire che quest'ultimo caso sembra essere meno frequente del primo.

 

Uno dei motivi per i quali gli scettici sono antipatici é ad esempio la loro tendenza a mettere in critica anche quegli aspetti di irrazionalità delle rappresentazioni di vita che sembrano meno pericolose e che possono dare un poco di sale all'esistenza, giusto quel tocco di mistero che tanto piace alla mente umana.

Tempo fa nel sito italiano di un'associazione di scettici, quello del CICAP (che si occupa di disconfermare col metodo scientifico cose come l'esistenza degli ufo, la cartomanzia, l'astrologia ed altre cose di questo tipo) veniva riportata una lettera (a loro pervenuta) nella quale lo scrivente chiedeva: ma perché , perché lo fate? Che disturbo vi danno queste piccole innocue credenze che pure tanto servono e piacciono? Ma chi ve lo fare ad organizzare tutti questi esperimenti per togliere alla gente il piacere di credere?

Una domanda indubbiamente spiazzante, come dire anche se avete ragione, perché ci fate questo, qual'é lo scopo? Insomma per quale ragione togliere il piacere di credere a babbo natale, agli extraterresti che ci scrutano, al sangue di S.Gennaro...che sono credenze tanto popolari ed innocue ?

Confesso che davvero non saprei rispondere, io non so perché sono e  faccio lo scettico in modo così generalizzato, ma so che questo atteggiamento l'ho maturato proprio in campo professionale dove ritengo che sia indispensabile (spero che nella lettura del sito le ragioni si facciano compredere).

Potrei dire che il pensiero metafisico in quanto pensiero magico espone i bambini al rischio  di pensieri ossessivi e di paure patologiche, ma anche questa giustificazione preventiva non credo giustifichi e soprattutto compensi la perdita di fate e maghetti, gnomi nei boschi e preghierine della notte. E lo dico, badate, nonostante la totale educazione laica e razionale che ho scelto di dare ai miei figli.

 

Essere scettici é importante nel lavoro socio-sanitario ed educativo perché i fenomeni possono presentarsi con degli associati scorretti anche se a prima vista sembrano non esserlo, ad esempio se c'é un bambino timido e una madre molto direttiva siamo indotti a credere che la timidezza del primo dipenda dalla invasività della seconda, mentre  la variabile più importante potrebbe essere una terza, ad esempio un padre assente oppure una disabilità, comunque qualcosa che aprima vista non  appare.  Tante volte le prime variabili che saltano all'occhio e che noi  spontaneamente associamo sono quelle che meno forniscono spiegazioni di un certo fenomeno, le meno cogenti.

 

Due esempi per capire meglio.

Il primo:

In una educativa domiciliare un'operatrice vede un bambino che quando manifesta stati d'ansia comincia a mangiare carta, tanta da procurarsi vomito e mal di stomaco. La supervisione psicanalitica fa scattare l'allarme: potrebbe trattarsi di regressione allo stato orale quindi di un potenziale rischio di psicosi. Timore più che giustificato.

La mia successiva supervisione però imposta un'osservazione di carattere sperimentale, cioé si avvia un periodo di osservazione strutturata (con una scheda detta a-b-c) nella quale vengono colte delle costanti tra il comportamento in questione,  i luoghi ed alcune persone presenti e che intervengono in conseguenza degli episodi di orofagia. Le prime forti correlazioni raccolte con la scheda a-b-c vengono eccitate con l'introduzione di alcune variabili indipendenti (il tema "variabili" lo riprenderemo nelle sezioni educare e curare) con funzione reattiva, e tutti i nuovi correlati trovano conferma al 95% (grado di concordanza tra operatori), tanto da sollevare gli operatori dalla prima loro preoccupazione rispetto alla psicosi. Il bambino non in tutti gli stati d'ansia mangia carta, sceglie il tipo di carta da mangiare (quello che sicuramente produce più evidenza, come parti del diario), sceglie i luoghi nei quali farlo (tutti quelli in cui sicuramente sarà notato), se posto in condizioni di non essere notato egli aumenta l'evidenza (ad esempio lascia in vista o spinge verso la vista di adulti il materiale "masticato", sceglie le persone (ad esempio la maestra che di questo si sente più preoccupata e che poi informa la famiglia), attiva sempre le stesse cosenguenze (domande preoccupate, consolazione, eccetera). L'aver messo in luce questi nuovi correlati (sia indipendenti che derivati) ha permesso una diversa interpretazione del fenomeno, non visibile a prima vista: il bambino cercava di attirare l'attenzione della mamma dopo che gli era nato un fratellino, all'interno di una cultura di un villaggio africano (in una famiglia di recente immigrazione in italia) che prevedeva l'allontamento del figlio precedente alla nascita dell'ultimo. Questo però senza più il villaggio e la rete parentale in grado di accogliere e compensare i bisogni del neo-escluso e con in più una nuova cultura (quella di accoglienza) che trasmette ai bambini la legittimità del loro desiderio di essere al centro dell'attenzione materna...nonostante la nascita di un fratello.

Senza questa diversa lettura il caso avrebbe potuto essere oggetto di un trattamento completamente sbagliato.

 

Il secondo:

Durante la  selezione di candidati all'accesso in un corso universitario per Operatori Sociali e al momento della valutazione degli scritti, un mio collega prese a lamentarsi del contenuto pietistico e strappalacrime (a suo dire) dei testi, delle tante dichiarazioni di buon cuore e di desiderio di essere d'aiuto al prossimo presenti negli elaborati, insomma di assenza di critica sociale. Aggiunse che questo era un segno del tempo passato dal '68! Lui é un sociologo.

Da sperimentalista gli presentai la possibilità che vi fossero altre variabili a spiegare quel fenomeno di cui si lamentava: ad esempio il fatto stesso che la prova era per l'ingresso in una scuola di "operatori sociali", il titolo assegnato alla prova che trattava il tema dell'altruità, la strategia di captatio benevolentia di chi crede di riuscire ad interpretare le aspettative del valutatore. Insomma variabili altre che potevano smentire o confermare la prima valutazione di natura sociologica.

Vi era inoltre la possibilità che in altro contesto e con altro titolo di prova quelle stesse persone potessero evidenziare una maggiore capacità e propensione alla critica sociale. Al sociologo non sarebbe servito che costruire un contesto di controprova prima di fermarsi erroneamente sulla prima asserzione.

 

I due casi hanno in comune la stessa tendenza della mente umana a trarre deduzioni associando le prime due o tre variabili che vengono discriminate dell'osservatore, senza considerare la possibilità che ve ne possano essere altre meno evidenti o nascoste, più adatte e più cogenti.

In ambedue gli esempi potremmo anche citare una variabile "data", e cioé il background culturale dell'osservatore, che agisce nella mente come un filtro degli stimoli.

Quella di associare istantaneamente delle variabili é una tendenza della mente di tutti gli uomini, ed é per questo che, almeno in ambito professionale, diviene indispensabile un metodo, quello sperimentale, che tra le altre cose permette un controllo della distorsione indotta dalla stesse caratteristiche dell'osservatore.

 

Nota:

SUPERSTIZIONE

IL ricercatore sperimentale Burrus Skinner molti decenni fa riuscì a scoprire gli stessi meccanismi associativi semplici anche in molti animali di ordine inferiore, ad esempio nel piccione. Quella di associare immediatamente due variabili é' probabilmente una caratteristica importante dell'evoluzione animale, funzionale alla sopravvivenza in quanto permette una rapida predisposizione di azioni di fronteggiamento in una data situazione, il meccanismo associativo detto se non avesse ancora un utilità si sarebbe sicuramente estinto. Il metodo scientifico consente di limitarne le distorsioni ed i probabili errori.  Riprenderemo il tema della superstizione quando tratteremo dei disturbi compulsivi e dei tic ritualistici presenti nella sindrome di tourette.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NEWS:

FEBBRAIO 2015, E' in arrivo IL PRIMO MIO TESTO SULLA COSIDDETTA SINDROME DI TOURETTE, 340 pagine, 520 note, autore Gianfranco Morciano

SETTEMBRE 2011 lasciato Centro Walden di Segrate

Settembre 2011

Per incompatibilità etica con i metodi di gestione della cooperativa Mosaico Servizi comunico di aver lasciato la supervisione e la direzione del centro  di Segrate, centro che pur ho fondato. Gli interessati possono scrivermi nella messaggista di questo sito.

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E' sempre attivo presso il Centro Internazionale Carl Delacato e con il Centro per le Neuroscienze dello Sviluppo di Sorrento, il master post-laurea biennale in  Operatore del Neuro-sviluppo sensorio-motorio. Potranno iscriversi laureati in Psicologia, neuro-psico-motricità, Educazione Professionale ed anche altre lauree purché inerenti l'ambito della cura. E' possibile l'ammissione al corso di insegnanti di primo e secondo grado, con preferenza agli addetti alle attività di sostegno.