APPROCCIO SCIENTIFICO

SCIENZA PAROLA ABUSATA

Si può dire "scienze umane"? Nel linguaggio corrente per scienze umane si intende "...l'insieme delle pratiche di indagine, finalizzate alla comprensione dei fenomeni e degli aspetti meta-biologici presenti nel comportamento umano, nelle relazioni interpersonali, nella costruzione dei legami affettivi nello sviluppo della sessualità, nella produzione di codici culturali e nella formazione di usi, costumi e tradizioni" (wikipedia), tutti campi ai quali indiscutibilmente é possibile applicare il metodo scientifico, ma se zoommiamo sulle singole branche di questi campi, individuando ad esempio scibili quali l'Antropologia, la Linguistica, la Psicologia e la Pedagogia, ecco che si aprono territori nei quali il metodo in questione si accosta ad altri che non solo la scienza non la applicano, ma addirittura la avversano. Anzi, sono territori nei quali può persino capitare con una certa probabilità che proprio la scienza sia l'elemento estraneo.

Non é questo lo spazio per una lezione sulla storia della scienza, ma ciò nonostante qualche riferimento sarà pure necessario per definire il corpus che si vorrebbe difendere, anzi diffondere.

Per scienza io intendo non tanto i risultati della ricerca scientifica, ma il metodo attraverso il quale questi risultati sono stati raggiunti o perseguiti (anche quando non sono stati raggiunti).

 

Per quanto riguarda il mondo occidentale vi é unanimità tra gli studiosi nel riconoscere a Galileo Galilei l'onore di aver definito il metodo scientifico.

L' estrema curiosità di questo scienziato lo spinse non solo ad interessarsi ai fenomeni del mondo, ma anche a trovare un metodo con i quali studiarli, ed é attraverso questo metodo, detto sperimentale, che disconfermò la teoria Aristoteliana di gravità fino ad allora da tutti accettata (che si riassumeva nel fatto che un oggetto pesante dovesse toccare terra prima di uno leggero).

Per le riflessioni metodologiche connesse ai temi di questo sito Galileo (tecnicamente) ha due grandi meriti, il primo é quello di definire i criteri di osservazione di un fenomeno, che comprendono anche il calcolo della distorsione percettiva dell'osservatore (vedi studi sul cannocchiale), il secondo é quello di aver definito le modalità con le quali un fenomeno naturale può essere studiato (non solo osservato), ad esempio con la predisposizione di prove e la previsione di risposte misurabili. La psicologia e la pedagogia sperimentale (scienze minoritarie nel loro campo) fanno ancora oggi riferimento ai capisaldi metodologici di Galileo.

 

Ma Galileo fece ancora di più.

Nel 1632 con il testo "dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo" egli diede il primo impulso ad una delle più grandi rivoluzioni dell'umanità, quella che secoli dopo verrà rilanciata  da Darwin: lo spostamento dell'essere umano (insieme a tutto il suo mondo) dal centro dell'universo  a fenomeno naturale tra gli altri fenomeni naturali. Piccolo fenomeno se rapportato alla scala universale degli altri fenomeni.

Con Galileo prende avvio la rivoluzione della scienza, a mio parere non ancora pienamente realizzata.

Dipinto di Banti: Galileo davanti al tribunale
Dipinto di Banti: Galileo davanti al tribunale

Il fatto che la chiesa cattolica si fosse opposta alla nascita della scienza in modo tanto violento lo si può comprendere dal suo punto di vista, il metodo scientifico non era una semplice innovazione dell'esistente ma una vera e propria rivoluzione che avrebbe potuto rovesciare l'idea che l'uomo aveva avuto di sé e della sua spiritualità fino a quel momento. Trovo che ridurre la reazione della chiesa alla sola difesa dogmatica delle sacre scritture non sia una lettura scientificamente corretta.

Piuttosto bisognerebbe  riconoscerle la lungimiranza per ciò che questa svolta rivoluzionaria avrebbe portato nei secoli successivi.  Chi poteva essere certo a quel tempo che le conseguenze di questo grande cambiamento sarebbero state positive? E noi sappiamo che positive non lo sono sempre state.

E' solo a zoommata larga che possiamo riconoscere il valore progressivo della rivoluzione scientifica galileiana, che ebbe nel tempo altri innumerevoli  insigni rappresentanti (rimando per questi ad un compendio breve ma pungente di Eirik Newth: "breve storia della scienza" Salani Editore).

 

Il metodo galileiano si é fatto strada a fatica, il percorso meno diffcile é stato certamente quello della sua applicazione allo studio dei fenomeni della natura, campo di studi noto come "scienze naturali" e che si interessa per lo più alla vita organica degli animali ed ai fenomeni fisici. "Meno difficile" però non vuol dire facile, perché i fenomeni intorno all'uomo comunque dicono qualcosa dell'uomo, e definire gli uni spesso significa definire l'altro.

A secoli di distanza dalla pubblicazione dei "dialoghi" ancora nel mondo si credeva che un sasso lasciato cadere da una mano precipitasse verso il basso perché al suo interno vi era una forza spirituale che lo spingesse così o che il fuoco si protendesse verso l'alto perché al suo interno vi era una spinta, una volontà intenzionale che lo portava verso l'alto. Di questo animismo pian pianino ci si é liberati grazie al metodo sperimentale ma  sarebbe un errore credere che, in auge da centinaia di migliaia d'anni, non abbia lasciato tracce nel sistema nervoso e nella propensione dell'uomo a cercare spiegazioni irrazionali a fenomeni che non riesce a comprendere per via scientifica. Un neuroscienziato che si chiama Ramachandran ha scoperto un'area corticale del cervello umano particolarmente afferente alla propensione a leggere i fenomeni in chiave mistica ed a comportarsi di conseguenza, quindi un fattore genetico che non può essere che il risultato della nostra evoluzione.

L'etologo Mainardi, in perfetta coerenza con le ipotesi dello psicologo Luigi, ipotizza che ad un certo punto dell'evoluzione umana la "scoperta della inevitabilità della morte" deve aver fatto sopravvivere all'angoscia ed alla depressione generata da tale drammatica scoperta, solo coloro che erano dotati di questo meccanismo neurologico di difesa. Su questo tema mi fermo qui, mi riservo di riprenderlo quando tratteremo del fenomeno ossessivo-compulsivo (sezione "cure" del sito).

 

Dunque dicevo che Galileo ci ha introdotti nell'epoca della scienza, al punto che oggi nessuno é disposto esplicitamente a pronunciarvisi contro, ma é un fatto che la cultura abbia conservato una certa ambivalenza nei confronti del metodo scientifico ed un diffuso sospetto e scetticismo nei confronti della scienza in generale. Come se essa sola potesse togliere, insieme alla magia, anche la poesia dall'esistenza umana. 

"Nell'800" scrive Dunbar "...molti di coloro che professarono una fede incrollabile nelle idee del movimento romantico lo fecero per prendere una precisa posizione contro la distruzione dei valori tradizionali che la scienza poteva rappresentare" (Dumbar in "non sparate sulla scienza" ed. Longanesi). In quel secolo nacquero sia la Psicologia che la Pedagogia Sperimentale e gli ostacoli ai loro tentativi di applicare il metodo scientifico anche allo studio del comportamento umano furono ostacolati proprio dalla religione da una parte e dalla filosofia idealista dall'altra, anche umanistica.

Di questo atteggiamento vi é un forte riscontro ancora oggi, una resistenza fortemente ancorata alla tradizione italiana dove la formazione degli educatori e dei pedagogisti viene operata per lo più nell'alveo della tradizione filosofica idealistica del nostro paese.

L'apertura di corsi di studio per educatori nelle facoltà mediche non ha ancora superato l'impostazione tradizionale, quella cioé che ritiene essere l'uomo troppo complesso, elevato e trascendente per essere oggetto dello stesso metodo di studio delle scienze naturali.

 

La tradizione conservatrice tende ad assorbire tutte le spinte rivoluzionarie acquisendone i termini verbali nella stessa misura in cui ne travisa i significati, questo é accaduto anche alla scienza.

In questi ultimi anni  le statistiche dell'involuzione scientifica sono davvero preoccupanti, diminuiscono gli studenti delle facoltà scientifiche quando ancora  la scienza non é riuscita a conquistare i  territori delle scienze umane, dove invece si diffondono approcci new-age, pseudoscienze e visioni animistiche dell'uomo e dei suoi rapporti. IL creazionismo si contrappone all'evoluzionismo e lo sviluppo stupefacente delle neuroscienze non riesce a rompere questa tendenza. Così capita che la scienza venga svilita in ossimori quali le "scienze teologiche"  o le "scienze esoteriche", perdendo totalmente di vista quale sia l'oggetto dell'analisi scientifica (con buona pace di Popper) e diffondendo un generale pregiudizio verso il metodo scientifico, visto come ermetico e noioso nel migliore dei casi, guardato con sospetto negli altri.

L'untore rischia di divenire Prometeo.

Il semiologo Noam Chomsky ha dichiarato di non escludere in questa tendenza la possibilità che si possa socialmente avere  una generale regressione a "tempi preilluministici".

 

Non lo credo  per diverse ragioni, personalmente confido sulla possibilità che le neuroscienze producano una nuova spinta rivoluzionaria a ridefinizione della cultura umanistica, una spinta tanto forte quanto quella galileiana e quella darwiniana.

Inoltre penso che molte contraddizioni sociali si stiano accumulando anche a causa della mancanza di un metodo scientifico con il quale leggere la realtà sociale ed i rapporti umani ad una giusta distanza, a causa di queste  contraddizioni prima o poi l'umanità potrebbe essere spinta a " leggersi nel suo senso generale". Per fare questo dovrà elevarsi al di sopra degli interessi contingenti e leggere i fenomeni che la riguardano con metodo scientifico.

 

Confido in questo, e per quel poco che sono in grado di fare cerco di dare il mio contributo.

NEWS:

FEBBRAIO 2015, E' in arrivo IL PRIMO MIO TESTO SULLA COSIDDETTA SINDROME DI TOURETTE, 340 pagine, 520 note, autore Gianfranco Morciano

SETTEMBRE 2011 lasciato Centro Walden di Segrate

Settembre 2011

Per incompatibilità etica con i metodi di gestione della cooperativa Mosaico Servizi comunico di aver lasciato la supervisione e la direzione del centro  di Segrate, centro che pur ho fondato. Gli interessati possono scrivermi nella messaggista di questo sito.

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il Master post-laurea è sempre aperto a Sorrento

E' sempre attivo presso il Centro Internazionale Carl Delacato e con il Centro per le Neuroscienze dello Sviluppo di Sorrento, il master post-laurea biennale in  Operatore del Neuro-sviluppo sensorio-motorio. Potranno iscriversi laureati in Psicologia, neuro-psico-motricità, Educazione Professionale ed anche altre lauree purché inerenti l'ambito della cura. E' possibile l'ammissione al corso di insegnanti di primo e secondo grado, con preferenza agli addetti alle attività di sostegno.